Servizio civile: la formazione generale

di Sara Marsili

 

Quest’anno, insieme a più di 27.000 ragazzi, presterò Servizio Civile. L’avventura sta per iniziare e oggi voglio raccontare ciò che succede dopo che si è stati selezionati.

A metà estate i partecipanti ai bandi hanno ricevuto la comunicazione dei risultati delle selezioni. Con tanta sorpresa e ancor più gioia, ero tra i vincitori! Le vacanze sono passate velocemente e in spensieratezza ma, nel momento in cui l’inizio si faceva vicino, una miriade di dubbi si sono affacciati al mio orizzonte. Si sollevavano velocemente, soprattutto la sera tardi, ed era quasi come nel gioco della marmotta, non facevo in tempo a liberarmi di uno che altri due spuntavano a infastidirmi. “Un anno è lungo, avrò fatto la scelta giusta? Sarò in grado di reggere la pressione e svolgere le mie attività? Ma poi cosa significa servizio civile? Quante responsabilità avrò? Che cosa mi aspetterà? Quali saranno le mie mansioni?”. Solitamente a questo punto mi alzavo dal letto, anche se ero già pronta per dormire, e andavo a riprendere in mano il bando per trovare rassicurazione. L’ho letto dalla prima all’ultima pagina più e più volte, senza trovare scampo dai dubbi. Poi, all’inizio di ottobre, ho ricevuto la mail che annunciava l’inizio del servizio: specificava che durante le prime due settimane il nostro compito sarebbe stato esclusivamente quello di formarci. Per me, una grossa rassicurazione. A quanto pare le mie paure erano in qualche modo state previste e la risoluzione di esse era vicina.

 

Quest’anno i Volontari in Servizio Civile di Focsiv sono ben 420 e sono stati formati in 9 poli differenti, sparsi sul territorio italiano. La formula è stata di tipo full-time, residenziale; sette giorni intensivi per prepararci all’inizio effettivo, che per me è poi stato presso l’ong CISV. Il nostro Polo aveva sede a Bologna e la struttura scelta è stata un albergo con una filosofia di lavoro etico. Erano presenti più di 50 Volontari, divisi tra chi avrebbe effettuato il servizio in Italia e chi all’Estero, in associazioni differenti.

Gli incontri formativi si svolgevano durante tutto l’arco della giornata, dalle 9 alle 22.30 circa, con due pause per i pranzi. Le lezioni pratiche, mirate a fornire delle competenze – come le tecniche di risoluzione dei conflitti, le tecniche di Educazione allo sviluppo e lobbying – sono state molto utili, ma una minoranza. La settimana è stata infatti dedicata principalmente ad aspetti generici – ad es. racconti sul significato storico dietro la scelta di intraprendere questa esperienza (e come questo è andato modificandosi nel tempo), discussioni sull’identità e i valori che caratterizzano il Volontario, sulle nostre aspettative, la nostra capacità di adattamento. Una scelta probabilmente dettata dalla forte eterogeneità del gruppo e quindi dalla necessità di armonizzare le conoscenze di base, rafforzando la spinta valoriale di ognuno di noi.

Ma com’è stato vivere insieme per una settimana? Per aiutarci a superare i primi imbarazzi favorendo la conoscenza c’era Marta, nostra tutor e punto di riferimento, che dall’alto del suo sguardo attento affiancato all’esteso sorriso ci ha accompagnati per l’intera settimana. L’abitare insieme in un albergo ha favorito il coinvolgimento totale di ognuno. Una scelta sicuramente molto stancante ma che assicura, in un tempo ridotto, di diffondere tutte le conoscenze necessarie. Per un’associazione come Focsiv, che trova nelle sue fondamenta i valori della vita cristiana, può essere un modo strategico per trasmettere la propria essenza, dando una direzione simile allo spirito dei ragazzi. A livello di esperienza umana, tuttavia, è un tipo di scelta che forza la socializzazione all’interno di tempi ridotti e schemi prefissati, levandole quella caratteristica di spontaneità e libertà che dovrebbe essere nella sua natura. Grazie all’impegno attivo dei tutor tutti hanno parlato almeno una volta con ciascuno ma, quasi inevitabilmente in insiemi numerosi, si sono formati piccoli gruppi tra loro più uniti. La divisione più grande è stata proprio tra gruppo Italia e gruppo Estero, probabilmente stimolata anche dal formato delle lezioni, studiate per l’uno e per l’altro gruppo separatamente. Personalmente ho trovato quelle giornate, programmate nella loro interezza – compresi i momenti di svago – una vera e propria sfida verso me stessa.

Cosa ne penso in conclusione? Se da un lato concedere qualche spazio di libertà in più avrebbe giovato alla socializzazione, dando la possibilità di portare le conoscenze a un livello più personale, dall’altro essere immersi in contesti difficili e spingersi oltre i propri limiti aiuta a maturare consapevolezza, nonché la propria crescita personale.

E anche questo è un obiettivo del Servizio Civile.