BURKINA FASO: Aspettando il Piano Marshall…

La Provincia della Gnagna, nella parte orientale del Burkina Faso, ha sempre avuto la fama di più arretrata del Paese, al punto da essere definita per le dure condizioni di vita “metallica”. E oggi la situazione non è migliorata, malgrado l’arrivo dell’energia elettrica: la statale RN 18 che collega Taparko, Bogandé e Fada, resta la più disastrata del Burkina, impraticabile per chilometri nel periodo delle piogge. La Gnagna resta così una Provincia isolata, ai margini di tutto, regno della delinquenza. I briganti vi hanno preso domicilio, sotto l’ala di funzionari della sicurezza corrotti. «Quando uno di loro se ne va, esultiamo. Ma poi ne arriva un altro peggiore» dichiara il presidente del sindacato dei commercianti, arrivati a chiedere “l’allontanamento incondizionato del procuratore”. Urge fare qualcosa per questa bella Provincia che avrebbe enormi potenzialità di sviluppo; e non limitarsi a rimedi “cosmetici”, come i 5 km di strada asfaltata che sono stati promessi e inviperiscono ancor più la popolazione, perché ne servirebbero almeno 200. Occorre un vero Piano Marshall per la Gnagna. Per arrestarne la discesa agli inferi. 

Nel mirino dei banditi

Chi l’avrebbe mai detto che dei commercianti, abituati a discutere, trattare e negoziare, arrivassero al punto di scendere in strada per manifestare? un segno, questo, che la situazione si è fatta insostenibile. E difatti lo scorso marzo sono morti due di loro a seguito di alcune rapine. Quelli rimasti in vita stanno seriamente pensando di andarsene. Nella Gnagna non si sa più dove sbattere la testa. L’economia è sull’orlo del fallimento. Un tempo la Provincia contribuiva per circa 9 milioni di franchi Cfa alla raccolta di tasse e imposte della regione. Nel 2013 si sono raggiunti appena 2 milioni. I venditori privati non osano spingersi fino al mercato a vendere i loro animali perché la sera stessa ricevono la visita dei rapinatori. Se vogliono proteggere gli incassi della giornata devono stare alzati tutta la notte per evitare visite indesiderate. Alcuni evitano di tornare a casa con i soldi guadagnati di giorno e, racconta Hanro, il presidente del sindacato dei commercianti, vanno a dormire in mezzo agli alberi. Chi non ce la fa più a continuare questa vita abbandona la regione dirigendosi in altre contrade più sicure. La Gnagna si vede via via svuotare dei suoi commercianti e imprenditori.

A meta marzo però, in attesa dell’esodo, i commercianti hanno deciso di fare una marcia di protesta a Bogandé.

Accuse di corruzione

«Come si spiega che l’Alto commissario, il Comandante della gendarmeria e il capo della polizia provinciale non siano mai stati attaccati pur percorrendo le nostre stesse strade? Vuol dire che sono complici dei banditi» si lamenta un commerciante. E non è il solo a pensarla così. Per la stragrande maggioranza della gente, se nella Provincia l’insicurezza si sta sviluppando a ritmi così insostenibili è perché le forze dell’ordine sono corrotte. La gente fa di tutte le erbe un fascio, per loro sono tutti “marci”, poliziotti e gendarmi, accusati di andarsene a bere e gozzovigliare insieme ai banditi. Un altro commerciante dice: «Le rapine non cessano, ma nello stesso tempo poliziotti e gendarmi continuano a ingrandirsi, a prendersi moto sempre più costose…». Parole dettate dalla rabbia? Già, ma pur sempre inquietanti perché le stesse recriminazioni si ritrovano a tutti i livelli della società. E questo clima di rabbia e sospetto è di vecchia data, risale almeno agli inizi del 2000.

Hanro, il presidente del sindacato dei commercianti, dichiara: «Ogni volta che qualche membro delle forze dell’ordine viene sostituito da un altro collega speriamo che la situazione migliori; ma quello che lo rimpiazza è ancora peggio». Perché la Gnagna «è una terra sperduta» aggiunge un insegnante. La principessa Assetou Bidjebla ammette, suo malgrado: «Lo Stato ci ha abbandonati, i politici si ricordano di noi solo nel periodo delle elezioni». In questo coro di recriminazioni, la palma dell’odio va alla gestione della giustizia, in particolare ai procuratori del Burkina Faso e alle forze dell’ordine a essi legate. «Che ne possiamo noi» replicano questi, «ci limitiamo a fare il nostro lavoro, non siamo noi i giudici». Un procuratore intervistato dall’Evènement, il periodico quindicinale di Ouagadougou, loda l’operato delle forze dell’ordine e sostiene che la procura non ha mai rilasciato un criminale da lui deferito: «è a livello della fase istruttoria che avvengono le scarcerazioni», spiega. «A livello di giudizio noi chiediamo per gli imputati pesanti pene detentive; ma poi i giudici si limitano a comminare pene lievi o a graziarli». Ma il procuratore non ha forse la facoltà di ricorrere in appello? E lui replica: «In ogni caso, mi rivolgo ai miei superiori per conoscere la condotta da tenere».

A Bogandé, a torto o a ragione, l’opinione pubblica ritiene il procuratore Sawadogo responsabile di tutti i mali della Gnagna, e coinvolto in troppe storie di corruzione. Lui replica che si tratta di dicerie messe in giro da alcuni leader politici che si sentono «presidenti in miniatura». Qualunque sia la verità, il nome di Sawadogo è circolato a lungo tra l’immensa folla dei commercianti che, a metà marzo, si sono addensati davanti ai cancelli del palazzo di giustizia per gridare la propria collera. E che più tardi, nella dichiarazione letta in presenza dell’Alto commissario Somé, hanno richiesto “l’allontanamento senza condizioni del procuratore”.

La psicosi è reale

Le serate a Bogandé trascorrono ascoltando le notizie sulle rapine, un po’ come i marinai attendono gli aggiornamenti del meteo. Nell’ufficio del sindacato commercianti il telefono può squillare in ogni momento per annunciare un’aggressione in qualche angolo della Provincia. Il che succede spesso. «Vedete», dice Hanro, «i diritti dell’uomo prescrivono di non uccidere i banditi, però nessuno ci protegge, cosa dobbiamo fare?».

Ma è vero che le forze dell’ordine non sono mai presenti quando servono? Basta provare a chiamarle per verificare: alla polizia, rispondono che la pattuglia è già impegnata su un altro fronte e non è possibile averne un’altra disponibile; alla gendarmeria, promettono di andare a vedere, ma la gente è scettica: la chiamata arriva da Kodjoani, 15 km da Bogandé sull’asse di Liptougou, il più pericoloso della Provincia.

Cause e soluzioni

Secondo l’Alto commissario Somé, che ha accolto i manifestanti ascoltandone le lamentele, «la recrudescenza del banditismo è dovuta ai problemi verificatisi nei siti di lavaggio dell’oro. Le concessioni minerarie impediscono di continuare l’attività a molti che un tempo vivevano di questo e che, adesso che questa strada è loro preclusa, abituati al guadagno facile, si sono riciclati nel banditismo». I giovani della Provincia, continua Somé, «sono poco inclini a trovare occupazioni serie, come il lavoro nelle dighe». Anche la principessa Bidjebla pensa che le concessioni siano un problema. «Perché concedere tutto l’oro a un solo individuo?» polemizza. Aggiunge però che il banditismo è aumentato anche a causa dei militari destituiti dall’esercito durante la crisi del 2011. Il governo ha avuto torto, «invece di radiarli avrebbe dovuto inviarli a Banfora e trovare loro dei terreni da coltivare, tenendoli impegnati in attività produttive». Il comandante di compagnia Rakomyandé Zoma sembra confermare: «Un tempo le rapine si effettuavano con i fucili da caccia, adesso iniziano a comparire i kalashnikov e questo è inquietante». Il senso d’insicurezza non è mai stato così grande nella Provincia. Anche perché «adesso gli obiettivi dei rapinatori sono diventati le case», osserva l’Alto commissario. Inoltre le aggressioni hanno sempre più spesso esiti mortali. In quattro anni, dal 2010 al 2014, secondo i dati del sindacato commercianti, sono state uccise almeno 10 persone nella Provincia (che conta circa 400.000 abitanti). L’omicidio a inizio marzo di un commerciante di Diaka, a 22 km da Bogandé, secondo il capo della polizia Pascal Ilboudo «è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, cancellando gli sforzi e i risultati ottenuti in questi anni dalle forze dell’ordine che erano riuscite a garantire la sicurezza dei principali assi di comunicazione, costringendo i banditi a ripiegare sui percorsi secondari». Dati alla mano, il commissario Ilboudo dice di aver smantellato numerose gang e di aver spedito una trentina di banditi dietro le sbarre. «Le operazioni sono condotte con metodo a livello di polizia, non c’è possibilità che i criminali vengano rilasciati». Ma di fatto, al momento, i banditi deferiti dagli uomini del commissario sono ancora tutti in attesa di giudizio.

Intanto, la psicosi tra la popolazione dilaga e le aggressioni si sono inasprite in diversi mercati, da Nindangou a Samou. Qui, a 40 km da Bogandé, i rapinatori hanno fatto un’incursione per impedire ai commercianti di Liptougou di prendere parte alla manifestazione di Bogandé contro di loro. Commento della principessa Bidjebla: «il loro messaggio “ironico” è stato: volete andare a parlare del mercato? al mercato non potrete nemmeno partecipare!». Un’altra lettura vede l’attentato di Samou come un sabotaggio politico, compiuto dai rivali di Hanro ritenuto vicino al deputato Dabilgou. Come si dice da quelle parti, “il ventre della gente della Gnaga è profondo e ‘metallico’ quanto la Provincia stessa”.

Comunque sia, la marcia del 14 marzo ha mobilitato una massa di persone mai vista a Bogandé, un segno importante che non può essere ignorato dalle autorità. Il capo della polizia provinciale sostiene che si debbano resuscitare al più presto i CLS, Comitati Locali di Sicurezza (vietati da un decreto nel 2006) per coinvolgere le popolazioni residenti che meglio conoscono il territorio. Bisogna anche, secondo il commissario Ilboudo, «fare appello ai comuni e ai politici locali perché mettano a disposizione in questa lotta le forze vive della loro società». Infine, occorre equipaggiare meglio le forze dell’ordine. A questo proposito un cartellone dei manifestanti interpellava direttamente il presidente della repubblica Blaise Compaorè, chiedendogli d’inviare parte della guardia presidenziale a Gnagna, dove “la gente ha più bisogno di protezione di lui”. Anche il procuratore vedrebbe bene un distaccamento militare nella Provincia. Ma in tutto questo, nessuno parla di richiamare al dovere le forze dell’ordine. Che, lasciate a briglia sciolta, rischiano di sostituirsi ai rapinatori.

 L’Evénement

 Foto via www.nicolademarinis.it