“Sono figlio di allevatori, tutta la mia famiglia lavora in questa attività, la mia relazione con la pastorizia è indissolubile. Durante tutta la mia vita ho riflettuto su come migliorare la condizione di chi lavora nell’allevamento del bestiame ma anche degli animali nel Sahel”. Siamo sotto una bellissima tettoia di legno, il caldo diventa soffocante appena il sole arriva a sfiorarti la pelle. Ci troviamo a Namarel, nella regione del Ferlo, al riparo della legna, sui cuscinoni stesi a terra però si sta davvero benissimo.
A raccontarci del suo impegno è Amar Dya, presidente di ADENA –Association pour le développement de Namarel et villages environnants, un’organizzazione con cui CISV ha un legame strettissimo da decenni. L’allevamento è uno dei settori economici e sociali fondamentali per il Paese, è quindi importante che anche i progetti di cooperazione internazionale contribuiscano a sviluppare insieme alle comunità locali delle strategie per un miglioramento delle condizioni di lavoro e di accessibilità ai servizi per chi si occupa di pastorizia.
Per questo per anni abbiamo lavorato nel Ferlo, sostenendo la costruzione di magazzini per il mangime, processi di vaccinazione, costruzione di infrastrutture energetiche sostenibili, piccoli esercizi commerciali, farmacie veterinarie e latterie. I bovini rappresentano la maggioranza di animali allevati, seguono gli ovini, i caprini e il pollame. L’allevamento implica uno spostamento per la transumanza dei capi e delle persone, la maggior parte dellə allevatorə è di etnia Peul, popolo che da sempre ha uno stretto legame con la pastorizia.

“La crisi climatica ci obbliga a dei cambiamenti nel modo di fare pastorizia, le stagioni stanno mutando e la zona desertica si sta intensificando. Stiamo immaginando delle strategie per rigenerare alcune zone della nostra regione, non riusciremo a far ritornare le foreste come prima ma possiamo comunque provare a fare qualcosa.” continua a raccontarci Amar Dya, con il sorriso orgoglioso di chi non ha mai smesso di impegnarsi per la propria terra e la propria gente.
“Lavoriamo tanto anche sui processi di alfabetizzazione, è importante che lə pastorə sappiano fare di calcolo e che sappiano leggere e scrivere per analizzare meglio la realtà che lə circonda. Oggigiorno tantissime persone giovani delle nostre zone sono scolarizzate, abbiamo a disposizione un capitale umano che può spendersi in modo professionale per la propria comunità e dobbiamo approfittarne al meglio.” Mentre intervistiamo il Presidente, i giovani dell’associazione compilano file excel con le visite che hanno appena finito di svolgere.

Ci facciamo raccontare di questo importante lavoro con le comunità da Mariam Ndiaye, che coordina le attività dei varii progetti all’attivo. “Amo il mio lavoro perché mi permette di sostenere le comunità attraverso processi formativi in gestione dei finanziamenti e delle loro piccole imprese. Inoltre sostengo le donne, che sono delle figure fondamentali nella pastorizia, soprattutto per quanto riguarda la parte di trasformazione. Siamo noi che ci occupiamo della produzione di formaggi, di yogurt e della lavorazione del latte in generale.”
Mariam ha la voce bassa ma le sue parole sono fortissime: “Vorrei il bene per tutte le comunità di questa regione, non ho mai pensato di lavorare solo per me stessa ma penso ogni giorno a come migliorare le condizioni della mia gente”. Mangiamo insieme un ottimo cous cous e beviamo il thè che ci aiuta a idratare il corpo sudato, dopo un po’ di foto di gruppo ci rimettiamo in macchina verso Louga, con un carico di yogurt che ha accompagnato le colazioni dei giorni a seguire. Impossibile non pensare al valore immenso di ogni barattolo e di tutti i processi sociali che ha implicato il poterlo presentare con felicità a chi va in visita.

Tutto il lavoro svolto durante decenni nel Ferlo, ha lasciato in CISV non solo degli ottimi legami con le comunità e le associazioni locali e delle infrastrutture in funzione ma ha soprattutto sviluppato nell’équipe un’expertise importantissimo sulla gestione di progetti legati alla pastorizia. Questo sapere è stato utilissimo per uno dei progetti più importanti che abbiamo recentemente concluso nel Paese: PROVIVES (PROgramma di Valorizzazione dell‘Impresa VErde e Sociale per l’innovazione, la crescita e il lavoro) sostenuto dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS.
Abbiamo avuto l’opportunità di accompagnare 200 imprese sociali a consolidare la propria attività nel mercato locale. Per essere definite tali, le imprese sociali devono avere un impatto positivo sui territori in cui operano in termini di sostenibilità ambientale, lavoro degno o economia circolare. Tra queste 200, sono state parecchie le imprese legate alle attività pastorali che abbiamo sostenuto durante questi 3 anni. Ci racconta Samba San, uno degli allevatori accompagnati dal progetto: “Grazie a PROVIVES abbiamo potuto affrontare delle difficoltà economiche e ampliare la nostra attività famigliare, siamo contentə di poter lavorare nel nostro villaggio ed immaginarci un futuro qui anche per i nostri figli”.
Con il bastone in mano e un foulard sulla testa ci si avvicina il giovane aiutante di Samba, scattiamo con lui delle foto agli Zebù intenti a brucare l’erba che la stagione delle piogge appena concluse regala loro cercando di non infastidirle troppo. Una delle attività lavorative che insieme all’agricoltura può fare la differenza nel contrasto alla povertà in alcune zone ha un sacco da raccontare e una tradizione secolare da mantenere. Siamo felici di sostenere chi vuole immaginare una pastorizia più sostenibile in termini ambientali e lavorativi.
Al prossimo racconto, abbiamo ancora tantissime storie da condividere!
Attività realizzata nel quadro della terza edizione del premio “Abbiamo un mondo in Comune – Categoria Aurelio Catalano” della Città di Torino.
