L’impatto del Covid-19 sull’economia locale tra Senegal, Guinea e Guinea Bissau
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L’impatto del Covid-19 sull’economia locale nelle regioni di confine tra Senegal, Guinea e Guinea Bissau: una frenata brusca allo sviluppo di un contesto economico in crescita.

Un’analisi di mercato recentemente conclusa da COSPE, una delle ONG che insieme a CISV e LVIA realizza il progetto MIGRA – Migrazioni, Impiego, Giovani, Resilienza, Auto-impresa finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, rileva i primi effetti delle misure di contenimento adottate dai tre paesi dell’Africa occidentale. L’indagine individua gli ostacoli e le opportunità che le piccole e medie imprese locali devono conoscere per affrontare questo particolare periodo storico.

L’analisi qualitativa svolta da COSPE nei mesi di settembre e ottobre scorsi ha preso in considerazione un campione di circa 60 piccole e medie imprese e una trentina di istituzioni pubbliche e organizzazioni private o associative basate nelle aree transfrontaliere di Ziguinchor e Cacheu, tra il Senegal et la Guinea Bissau, e di Kédougou e Labé, tra il Senegal e la Repubblica di Guinea.

Zone da sempre teatro naturale di scambi e commerci, dove si registrano intensi flussi migratori di partenza, di transito e di arrivo. Aree di confine con elevati tassi di disoccupazione e povertà, ma inserite in economie che nel biennio precedente la pandemia avevano registrato percentuali di crescita di Pil incoraggianti: dal più contenuto +4,6% della Guinea Bissau, ai +5,8% della Guinea e +6% del Senegal (dati 2018 della Banca Mondiale). Un miglioramento che aveva indotto agricoltori e altri imprenditori locali a fare investimenti per sostenere l’andamento della produzione.

L’impatto del Covid-19 si è tradotto in un calo importante dell’attività in tutti i settori analizzati (avicoltura, agricoltura, allevamento di suini, apicoltura, ristorazione, ospitalità, artigianato, servizi, pesca, trasporti), andando a colpire principalmente le imprese più piccole e meno strutturate e il settore informale. La maggior parte delle imprese intervistate ha registrato un calo del giro d’affari che va dal 20% al 50% rispetto all’anno precedente, con picchi che superano anche il 90%.

Le misure di contenimento (chiusura delle frontiere, limiti al trasporto di beni e servizi e alla circolazione delle persone) hanno comportato ovunque difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, diminuzione della manodopera disponibile, aumento dei costi fissi e di produzione, aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità e diminuzione dell’offerta, ritardi nelle consegne. Tutti elementi che vanno ad incidere, in ultima istanza, sul reddito delle famiglie e sul loro potere d’acquisto, che causano perdita di posti di lavoro e un aumento della povertà e della vulnerabilità sociale in Paesi che non sono in grado di offrire nessun tipo di ristoro e tanto meno misure come la cassa integrazione o il reddito di cittadinanza.

Per sopravvivere alla crisi e garantire una sussistenza minima sono state messe in campo strategie alternative come la diversificazione della produzione e della clientela, il ridimensionamento della propria attività imprenditoriale, il focus sui mercati nazionale e locale; alcune imprese hanno inoltre potuto beneficiare dell’interruzione della produzione di imprese concorrenti, aumentando così il proprio fatturato.

Oltre a fotografare la situazione economica nelle tre aree d’azione del progetto MIGRA, l’indagine di COSPE fornisce anche una serie di indicazioni utili agli imprenditori locali per supportarli e orientarli nella ripresa e nell’implementazione delle loro attività economiche. Si raccomanda, in particolare, la cooperazione tra fornitori e produttori, soprattutto nei settori dell’agricoltura, della pesca e dell’allevamento, per dare vita a filiere meno dipendenti dalle importazioni, più capaci di abbattere i costi delle materie prime e dei trasporti, più organizzate per lo stoccaggio e la logistica, più efficienti nella distribuzione e più forti nell’accesso al credito. Si auspica altresì la sensibilizzazione al consumo dei prodotti del territorio e la creazione di reti tra produttori e consumatori per garantire un volume di domanda stabile sul mercato locale.

Rimangono aperte alcune questioni interessanti per ulteriori analisi: quanto un miglior bilanciamento tra mercato locale e mercato internazionale avrebbe potuto garantire una maggiore resilienza sia delle piccole imprese che delle comunità di riferimento, e quali possano essere piani adeguati di sostegno pubblico per un rilancio sostenibile dell’economia.

A questo link la ricerca completa, in francese, a cura di Alberto Zoratti (responsabile tematico COSPE su economia e lavoro)
Per info e contatti: Pamela Cioni, ufficio stampa COSPE – pamela.cioni@cospe.org

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