Colombia: La speranza non si spegne mai
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“Grazie per aprire il vostro cuore, per essere curiosə di capire anche altre forme di  intendere il mondo, grazie per pensarci ed appoggiarci, anche solo energicamente, nelle nostre lotte quotidiane.” 

Sono queste le parole con cui ci saluta Isita, Indigena Nasa di Toribio, dopo una lunga chiacchierata telefonica sulla situazione attuale colombiana. La sua voce allegra e determinata ci racconta di un territorio in costante tensione, dove la Pace fatica a farsi spazio. 

La Colombia continua ad essere divisa e sfiancata da una guerra interna che dura da più di 60 anni e che neanche gli accordi di pace e un recente cambio storico di governo sembrano scalfire. 

“In questo Paese sono più di 200 anni che governano i ricchi, questo implica che chi ha preso le decisioni durante tutto questo tempo lo ha fatto senza considerare i popoli indigeni, i contadini e le popolazioni afrodiscendenti, lo ha fatto pensando di fare delle terre profitto. Noi siamo un fastidio, perché lottiamo contro il modello di sviluppo che vorrebbero imporci”. 

La terra e la gestione delle risorse al centro di questo conflitto pluridecennale. La terra e le coltivazioni di uso illegale ad alimentare costantemente la posta in gioco. La terra e le mono coltivazioni a impoverire il suolo e creare dipendenza da prodotti esteri e tossici. 

Nel 2016 il Governo Santos ha siglato gli storici accordi di Pace con il gruppo guerriellero delle FARC, azione che è valsa all’allora presidente colombiano un criticassimo Nobel per la Pace. 

“La pace non può essere solo un documento che si firma, la pace si costruisce insieme tutti i giorni.  Questi accordi sono stati seguiti da pochissimi fatti, la guerra continua, c’è solo stato un cambio di strategia nel portarla avanti, la violenza è diffusa su tutto il territorio nazionale.” 

Chi difende la terra e chi la vorrebbe utilizzare a scopi economici e politici. “Noi lottiamo tutti i giorni per vivere in armonia con il nostro territorio, vogliamo semplicemente vivere bene nel posto che ci appartiene e di cui ci prendiamo cura da millenni.”

Nella Regione del Cauca, sono tanti gli attori che lavorano per la guerra ma altrettanti a lavorare costantemente per la Pace, in primis proprio le comunità indigene, che negli anni hanno rinforzato proprie organizzazioni comunitarie per garantire educazione, progetti agricoli e progetti di impresa alle popolazioni rurali. 

“Abbiamo aperto le porte a tante persone, che sono Nasa nel cuore, non siamo una comunità chiusa, per noi è importante poter ampliare i nostri orizzonti culturali. Abbiamo capito che le nostre lotte sono identiche a quelle di tante altre comunità, per questo accogliamo progetti ed idee anche da fuori.” 

Anche CISV da anni lavora nel territorio Nasa, contribuendo a progetti di educazione per la pace, sul genere e le relazioni non violente, la comunicazione per la pace, percorsi di memoria, resistenza ed advocacy. Isita è stata una delle protagoniste di questi processi formativi collaborando come facilitatrice.

“Per me è bellissimo poter lavorare con persone della mia comunità, è la mia gente, facciamo parte della stessa storia.  A volte ricevo molto più di quello che do. Stiamo imparando tutti insieme a parlare delle nostre ferite, ci portiamo dietro tanto dolore e dobbiamo elaboralo, facendo esercizio di memoria e trovando nuovi cammini. I progetti che funzionano di più sono quelli educativi e formativi, proprio per questi motivi, ci permettono di riflettere e modificare quello che non ha funzionato.” 

Sono tantissimi i progetti per il futuro che vedranno Isita impegnata a livello comunitario insieme a CISV e ai soci locali CPAIS e CECIDIC, per questo ci racconta dei sogni che la motivano nel suo lavoro quotidiano di comunicatrice in un contesto così difficile. 

“Vorrei che i nostri giovani avessero l’opportunità di studiare all’Università, visto che è un privilegio che troppo spesso è solo delle persone delle città. L’educazione è l’unica arma che può sconfiggere la guerra e toglierle braccia. Mescolarsi con le altre culture ci permette di ampliare i nostri orizzonti, è importantissimo sia a  livello personale che comunitario. Viviamo immersi nella modernità senza abbassare la guardia, ci battiamo ogni giorno per difendere la nostra cosmovisione.”  

E’ la speranza quindi quel motore quotidiano necessario a non arrendersi allo stato delle cose, è quel fuoco che non si spegne, nonostante gli omicidi, le minacce, la paura. “Siamo un popolo originario, non possiamo vivere senza terra, questa è la nostra Grande Casa, per quello la difendiamo tutti i giorni. Aspettiamo chiunque voglia aiutarci e visitarci con le braccia aperte!”. 

Isita continuerà a raccontarci della situazione colombiana durante i prossimi mesi, la ringraziamo per la disponibilità, il coraggio e la forza che ci ha trasmesso. 

Adelante!

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