Il Servizio Civile di Conni in Senegal
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Sono arrivata in Senegal a luglio 2025, più precisamente a Louga, nel nord del Paese. Sono quattro le ore di strada che separano questa città dalla capitale, Dakar. Più ci allontanavamo, più il verde lasciava spazio alle sfumature della sabbia, agli alberi radi, una vegetazione che sembrava resistere con forza a un territorio difficile e donare un po’ d’ombra ad infinite mandrie di bestiame. È stato il mio primo incontro con un Senegal molto diverso da quello che avevo immaginato. Sabbia, tanta sabbia intorno; e tante coloratissime bouganville.

Ora che questo anno sta per concludersi, mi rendo conto che i ricordi che porto con me sono tantissimi. Alcuni riguardano il lavoro svolto, altri sono immagini semplici che, senza accorgermene, sono diventate parte di me.

Ricordo i primi giorni nella casa condivisa con gli altri tre volontari del Servizio Civile. Ancora non conoscevamo davvero il Paese, ma avevamo già disegnato una grande mappa del Senegal sul muro di casa. Regione dopo regione immaginavamo i luoghi che avremmo visitato, i progetti che avremmo conosciuto e le persone che avremmo incontrato. Era un modo per dare forma alla curiosità e all’entusiasmo con cui era iniziata questa esperienza e che ci ha contraddistinto fin dall’inizio. Un gruppo affiatato.

Tra i ricordi più belli c’è il giorno del Magal vissuto a Gandiol. Eravamo arrivati quasi per caso in una piazza del villaggio lungo la costa e, nel giro di pochi minuti, alcune famiglie ci avevano invitati a sederci con loro sotto una pineta. Ci furono offerti grandi piatti di cibo, racconti e sorrisi, come se ci conoscessimo da sempre. Fino a poco prima eravamo perfetti sconosciuti, eppure ci siamo sentiti subito accolti.

L’accoglienza è probabilmente una delle tante parole che associo a questa esperienza. L’ho ritrovata nei piccoli villaggi intorno a Louga che abbiamo visitato durante i fine settimana, preparando insieme il pranzo con le famiglie del posto. L’ho vista nei bambini incuriositi dalla nostra pelle bianca, nei saluti per strada, nei sorrisi e nelle strette di mano e negli innumerevoli inviti ricevuti dai tanti amici durante le principali feste celebrate qui. Ogni incontro sembrava ricordarci che, anche da estranei, era possibile sentirsi subito parte di una comunità.

Con il passare dei mesi anche Louga è diventata casa. Ho imparato a riconoscere il profumo del caffè Touba al mattino e a condividere il thieboudienne, piatto tradizionale della cucina senegalese, nelle case degli amici e dei colleghi, che ci hanno insegnato non solo a cucinarlo, ma soprattutto il valore del mangiare insieme. Ogni invito era un’occasione per sentirsi parte di una famiglia.

Ci sono immagini che difficilmente dimenticherò: il mercato di Louga al tramonto, quando il caldo finalmente diminuiva e diventava più facile lasciarsi guidare dai colori delle verdure, delle spezie e dalle boutique che vendevano ogni prodotto anche in modo sfuso; le risate durante i lunghi saluti che precedono ogni conversazione; lo stupore divertito quando provavamo a pronunciare qualche parola in wolof, la lingua locale. E ancora il mercato del pesce di Mbour, con il rientro delle piroghe al tramonto, i mercati artigianali di Dakar, i manghi maturi lungo le strade, gli infiniti negozi di tessuti e il valore dell’artigianato locale, capace di trasformare ogni stoffa in un abito cucito su misura.

Durante quest’anno ho lavorato all’interno del progetto PROVIVES, dedicato all’accompagnamento tecnico e finanziario di duecento imprese verdi, sociali e circolari. Molte giornate sono trascorse in ufficio insieme agli altri tre volontari, il valore aggiunto di questa esperienza. Tra monitoraggi, documenti, riunioni e tante risate abbiamo imparato a sostenerci a vicenda.

Tuttavia, tra i ricordi più belli porterò con me le missionsul campo, che mi hanno permesso di comprendere davvero il valore del progetto e di vedere concretamente i suoi risultati sul territorio. Ho avuto l’opportunità di visitare realtà sostenute come African Bike a Saint-Louis, un’impresa di economia circolare che trasforma biciclette in disuso in opere d’arte. Ho seguito la fase conclusiva delle prove sperimentali nei campi di limoni di Louga, dedicate alla validazione dell’efficacia dei biostimolanti per promuovere un’agricoltura più sostenibile, e contribuito all’organizzazione di atelier su agroecologia, economia circolare e alle tre fiere per la valorizzazione dei prodotti locali. Tra i momenti più intensi ricordo i preparativi per l’inaugurazione della “Social Business Academy” che hanno richiesto non solo un grande impegno organizzativo e logistico, ma anche tanta manualità e creatività: dagli ultimi ritocchi di pittura alla sistemazione degli spazi, dall’arredamento delle camere alla messa a dimora delle piante, fino alla ricerca, quasi diventata una missione nella missione, della più bella Palmier royal perfetta per l’aiuola dell’ingresso

Un’altra esperienza significativa è stata partecipare alle attività di sensibilizzazione del progetto “Louga Ville Propre“. Al calare del sole ci riunivamo nei quartieri insieme agli abitanti per parlare dell’importanza della raccolta dei rifiuti e della gestione dei rifiuti organici domestici. Erano momenti semplici, costruiti sul dialogo e sulla partecipazione, che mi hanno ricordato come il cambiamento nasca prima di tutto dalle persone e dalla loro capacità di immaginare insieme un futuro diverso. Dalla sensibilizzazione tra le famiglie fino alla produzione di compost di qualità grazie all’impegno di NOD, impresa verde della città di Louga.

Ripensando a questo anno, quello che porto davvero con me sono soprattutto le relazioni. Le famiglie che mi hanno aperto le porte di casa, gli amici incontrati lungo il cammino, i colleghi che mi hanno insegnato a conoscere il Senegal con occhi diversi e tutti i volontari del Servizio Civile presenti nel Paese, con cui ho condiviso viaggi, tramonti, riflessioni e momenti di festa. Essere parte di un gruppo così unito ha reso questo anno di servizio civile ancora più significativo.

Questa esperienza mi ha insegnato che la cooperazione non è fatta soltanto di progetti, attività e risultati. È fatta soprattutto di persone, di tempo condiviso, di fiducia e della capacità di costruire qualcosa insieme. Sono grata di aver potuto far parte, anche solo per un anno, di questo percorso imparando ogni giorno dalle persone che ho incontrato lungo il cammino.

Conni

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