Alle radici dell’Honduras – La riscoperta della cultura indigena Chorotega
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La colonizzazione delle Americhe e dell’Africa è una delle pagine più sconcertanti della storia dell’umanità. Il benessere economico di cui ancora oggi godiamo in questa fetta di mondo, si basa sul furto sistematico di risorse, sullo sfruttamento umano e naturalistico e sulla distruzione di culture millenarie. Ogni tanto ripeterselo e ripeterlo rinnova consapevolezza ed impegno, impegno che si rispecchia anche nei processi su cui abbiamo la fortuna di lavorare proprio in America Latina, Caraibi e in Africa. 

In America Latina sono tante le collettività che stanno cercando di lavorare sul recuperare ciò che la colonizzazione, spagnola e portoghese soprattutto, hanno sottratto alla storia delle proprie culture. Proprio per conoscere alcune persone impegnate in questo percorso, abbiamo intervistato dellə protaginistə di “Comunidades Resilientes”, il nostro progetto concentrato nella zona del Corredor Seco in Honduras

Intrecciato tradizionale Hondureño

Ci troviamo online con Emilia, Delmy, Luis e Marlon, rispettivamente un’arista plastica, la coordinatrice del progetto di riscatto culturale, un maestro e il responsabile per OIKOS di questa importante attività. Con noi sempre presente, Cristina, la coordinatrice generale del progetto. 

La culture indigene locali sono state studiate ancora molto poco dalle Università Nazionali ed è quindi più la società civile ad incaricarsi di cercare nel passato per capire l’identità da assumere nel presente. “Non avere chiara la nostra identità ci rende molto fragili. Non è casuale che nel sud del Paese non esista una connessione precisa con la nostra storia, è più facile sottrarre risorse, dividere e manipolare una cittadinanza disunita e senza radici chiare”, ci racconta Delmy, che poi prosegue, “Il sistema capitalista ha sempre voluto indebolire la resistenza dei popoli originari, non è casuale la difficoltà in cui ci ritroviamo a ricucire la nostra storia.” 

Grazie al nostro progetto, che si occupa anche di processi agroecologici e di partecipazione democratica, abbiamo potuto sostenere questo lavoro di ricerca e riscatto che ha coinvolto otto scuole del territorio. 

“Le popolazioni indigene hondureñe sono 9, tra queste, i Garifuna, i Maya, i Tolupones e la Lenca. Abbiamo lavorato nelle classi con istituzioni, giovanə ed artistə per scoprire attraverso delle attività didattiche la nostra identità ancestrale e capire come proteggerla”, continua Luis. “Molti docenti si sentono in colpa per non aver lavorato prima su queste tematiche, soprattutto quellə indigenə. Ora però ragioniamo sulle ricette ancestrali, sull’utilizzo di strumenti come il mortaio tradizionale, sulle pitture rupestri che ancora possiamo contemplare e sulla lingua nahuatl, che per fortuna non si è persa nella sua interezza”, conclude il responsabile di progetto.  

Dopo la ricerca, la creazione di giochi educativi e, come attività finale, la realizzazione di un murales che racconti gli elementi più importanti delle culture indigene locali, il percorso del progetto si è concluso ma l’impegno rimane attivo. “Ho voluto rappresentare le montagne, l’acqua e il fuoco come elementi essenziali non solo del paesaggio ma anche della spiritualità ed inserire un elemento culturale per ogni popolazione indigena di questa zona. Tazze tradizionali, tessuti, il mais, i cestini e le capanne sono elementi che hanno fatto parte della nostra cultura per secoli e possiamo mantenerli vivi”, ci racconta Emilia, artista che si è occupata della realizzazione del murales. 

Il murales realizzato a fine percorso

“La popolazione indigena di questa particolare zona, quella Chorotega, non è ancora riconosciuta a livello statale. È importantissimo continuare a fare un lavoro di advocacy affinché questo succeda. Per questo, nonostante il nostro progetto sia concluso continuiamo a riunirci per lavorare e speriamo che lə leader comunitariə continuino a sostenerci. Vogliamo proseguire anche il lavoro con l’Università, per approfondire la parte di ricerca e per dare valore al nostro percorso”, conclude emozionato Luis. 

Ci salutiamo, dopo quasi due ore di chiacchierata, con le parole di Marlon, che sono capaci di restituire l’importanza di un percorso del genere: “Poco tempo fa non ero particolarmente interessato alle mie radici, ora mi sento profondamente orgoglioso di essere indigeno. Nelle mie lezioni scolastiche cerco di condividere gli argomenti su cui abbiamo lavorato con le classi e mi sto impegnando a cercare fondi per fare altre ricerche. Non possiamo più sentirci stranieri nella nostra terra. Siamo veramente emozionatə per la strada fatta”. 

Comunidades Resilientes si dimostra, ancora una volta, un progetto che porterà a processi meravigliosi e di grande impatto. Siamo felici di avervi raccontato tante bellissime storie dall’Honduras e non vediamo l’ora di vedere come i semi piantati in questi anni si trasformeranno in meravigliose piante. 

Un grande grazie a Emilia Moreno Sevilla, Delmy Martinez, Luis Fernando Flores, Marlon Armando Flores e Cristina Porello per averci raccontato con passione di questo progetto e del loro impegno perché riuscisse bene.

Comunidades Resilientes è un progetto di Progettomondo, CISV, Oikos e Fundacion Chorotega finanziato dall’Unione Europea e sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e dalla Fondazione Prosolidar.

Antichissima incisione rupestre

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