LA “MISSIONE” DI PAPE

Ovvero: Potenzialità e limiti dell’imprenditorialità giovanile in Senegal

di Francesca Carbone

«Si tratta di una missione, ma bisogna anche trovare le persone giuste per portarla avanti». Pape parla così dell’agricoltura in Senegal. Lui è un giovane di 29 anni, nato in un villaggio del Comune di Gandon, poco più a sud di Saint-Louis, nel nord del Senegal. Per agricoltura intende tutte quelle attività a contatto con la terra che riguardano il mondo rurale, allevamento compreso.

L’équipe del Programma PAISIM ha conosciuto Pape qualche mese fa, in occasione di una delle visite sul campo per selezionare le micro-imprese rurali beneficiarie del progetto, e la sua storia è apparsa interessante da subito: un giovane originario di un villaggio che completa i suoi studi universitari in ambito turistico, che continua a seguire corsi di formazione e di aggiornamento in avvio e amministrazione d’impresa presso l’Università “Gaston Berger” di Saint-Louis e che, allo stesso tempo, decide che il suo progetto di vita è gestire un pollaio e vendere il pollame agli abitanti del villaggio. A un primo sguardo si direbbe una scelta di ripiego, laddove il percorso di studi non offre grandi sbocchi lavorativi. Eppure dalle parole di Pape traspare qualcosa di più.

Pape ci parla di buon grado delle motivazioni che l’hanno spinto nell’impresa e il suo racconto spazia tra aneddoti d’infanzia, ideali giovanili e limiti nel realizzarli. Il ‘nostro’ allevatore è cresciuto in ambiente rurale, fin da bambino ha lavorato nei campi di fagioli niébé e ha imparato le tecniche di allevamento di polli dal padre, cosa che ha facilitato l’avvio dell’attività attuale. Ma, sottolinea, la sua impresa è soprattutto un mezzo per realizzare un progetto più grande, che parla di impegno e di sviluppo del Paese. Anche per questo motivo ha scelto di tornare a vivere e lavorare al villaggio, in una dimensione più autentica, ma sempre in sinergia con tutto ciò che la città rappresenta. «Il mondo rurale è il futuro del Senegal, ma servono persone impegnate e serie». In un Paese in cui solo il 65% dei 3,8 milioni di ettari disponili è coltivato, e solo il 30% delle terre irrigabili è utilizzato, le parole di Pape risuonano come una profezia.

Il giovane ci racconta del suo progetto di ingrandire il pollaio, che finora ospita 100 esemplari, per aumentare gli introiti e quindi poter dare lavoro anche ad alcuni dipendenti tra gli abitanti del villaggio. L’impatto sociale della sua impresa gli sta particolarmente a cuore e perfino ora, che l’attività risulta agli albori, cerca di condividerne il più possibile i benefici. Per esempio, ci spiega che il compito di spennare i polli è stato affidato alle donne della famiglia e alle vicine di casa, così da moltiplicare gli effettivi beneficiari dell’attività. Allo stesso tempo è alla ricerca di persone con cui condividere il proprio progetto, dei soci, ben consapevole delle difficoltà per un giovane senegalese di intraprendere un business che non è certo tra i più redditizi nel breve periodo. «Tutto ciò che è lavoro a contatto con la terra e con gli animali richiede pazienza e lungimiranza», ci spiega. E spesso queste doti non si conciliano con il bisogno quotidiano, con l’obiettivo di cavarsela nell’immediato. Allo stesso tempo un giovane imprenditore si trova davanti alla difficoltà di rendere “bancabile” la propria idea d’attività, cioè appetibile alle banche per poter beneficiare di finanziamenti, quando il tasso d’ingresso risulta sempre troppo alto. Pape ha ben chiari i limiti che frenano l’avvio d’impresa, ma ne parla sereno con l’attitudine e la positività che caratterizzano spesso i giovani senegalesi.

La sostenibilità economica e finanziaria delle microimprese rurali è tra gli obiettivi principali del PAISIM, così come l’appoggio e il sostegno alle imprese giovani e al femminile. In particolare, in questa fase iniziale del progetto, si punta a facilitare l’accesso al credito. Per far corrispondere alle esigenze finanziarie i tempi dell’agricoltura e dell’allevamento, le dimensioni dell’impresa e i rischi associati, sono infatti necessarie azioni di mediazione e negoziazione di cui il progetto PAISIM si sta facendo carico. Pape in questi giorni ha ricevuto la visita dei tecnici di CAPER s.a.s, l’impresa sociale partner di progetto che ha anche il compito di appoggiare i candidati al credito nella redazione dei loro “business plan”. L’idea è preparare le microimprese affinché risultino appetibili agli istituti di credito, attraverso la loro formalizzazione laddove ancora informali, e anche tramite la redazione di dossier di presentazione.

Salutiamo Pape, è fiducioso. Rimane dell’idea che essere imprenditori di se stessi sia la via migliore per riuscire, consapevole del potenziale che una rete di giovani imprenditori porta con sé, per il benessere del singolo e soprattutto della comunità. In un Paese dove i giovani rappresentano il 60% della popolazione totale, c’è da ben sperare.