RUBRICA INDIGENA/3: la salute è armonia
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di Giulia Caramaschi e Costanza Belli, già Corpi Civili di Pace in Colombia

Nella cosmo-visione Nasa, il concetto di salute è associato a quello di equilibrio e armonia tra le diverse componenti della vita, raggiungibile seguendo precise pratiche culturali. Di contro, la malattia è intesa come disarmonia nella relazione individuo-ambiente.

Per comprendere il concetto multidimensionale di salute è perciò essenziale considerare la relazione che lega i Nasa come individui al loro territorio. Questo è inteso non solo come spazio fisico, ma come insieme di relazioni che collegano l’individuo alla comunità di persone, animali, piante ed elementi naturali che costituiscono l’espacio de vida

Con l’emergenza sanitaria in atto si è reso ancora una volta evidente come il corpo-territorio per i Nasa sia terreno di conflitto e resistenza, un campo di disputa per l’autonomia e la sopravvivenza in cui si sovrappongono il piano della salute, quello culturale e quello politico, adesso più che mai enfatizzato dalla difesa di confini concettuali e fisici (come abbiamo già raccontato nei primi due appuntamenti della Rubrica).

La pandemia ha rimarcato l’importanza delle pratiche culturali e del loro recupero, come la medicina tradizionale, di fronte alle mancanze del sistema di salute nazionale che in queste comunità non ha fatto che aumentare le disuguaglianze e, insieme ad altre politiche statali, ha peggiorato le condizioni di vita.

Sul terreno della salute, la lotta del movimento indigeno in Colombia ha una storia di oltre vent’anni. Il processo di negoziazione politica si è concluso con il Decreto 1953 del 2014, che permette alle comunità di amministrare autonomamente i “sistemi propri dei popoli indigeni”, quali l’educazione, la salute, l’acqua potabile, i servizi igienico-sanitari di base, all’interno dei loro territori.

Con lo stesso decreto è stato costituito il SISPI (Sistema Indigeno di Salute Proprio e Interculturale), che concede formalmente alle comunità indigene la possibilità di regolamentare il proprio sistema di salute riconoscendone saperi, pratiche, attori e processi tradizionali, in dialogo con i saperi e le pratiche legate alla medicina occidentale.

Per i Nasa la salute ingloba aspetti tanto biologici quanto spirituali. Le pratiche della medicina tradizionale si basano sulla “cura” di entrambi, al fine di ripristinare l’equilibrio e l’armonia a livello sia individuale sia comunitario e territoriale. La medicina tradizionale si fonda sulla conoscenza, trasmessa oralmente di generazione in generazione, dei poteri degli spiriti della natura e della botanica locale, che permette di utilizzare le piante per fini medici, spirituali e cerimoniali.

Per contrastare la diffusione del COVID-19 e proteggere la comunità, i The wala (medici tradizionali) hanno organizzato rituali di armonizzazione collettivi e orientato comuneros e comuneras sui rituali da compiere per proteggersi all’interno della famiglia, così come sull’uso di piante medicinali (come l’eucalipto) da bruciare per disinfettare gli ambienti, o utili per alzare le difese immunitarie, come la corteccia del palo del gallinazo, dell’alloro e della cannella del paramo. 

La prevenzione è stata largamente promossa, casa per casa dai dinamizadores de salud, e presso gli innumerevoli posti di controllo presidiati dalla Guardia indigena. Inoltre, per poter raggiungere e sensibilizzare il maggior numero di persone sulle pratiche di prevenzione, autorità indigene e comunità locali, sono stati sfruttati diversi canali di comunicazione, programmi radio, video informativi, volantini virtuali e registrazioni audio nelle varie lingue proprie delle comunità indigene colombiane. 

Il SISPI ha lavorato sulla creazione di figure professionali che potessero agire da mediatrici tra i due mondi, indigeno e occidentale, aiutando gli operatori del sistema sanitario nazionale ad avere un approccio culturalmente pertinente e la comunità a inserirsi in un sistema che ne ignora il linguaggio e il modo di concettualizzare il corpo e il malessere. Tra le figure tradizionali della medicina ancestrale inserite in questo sistema:

sobandera/o (suknas): cura le articolazioni e le lussazioni con tecniche che ricordano la fisioterapia e dimostrano una profonda conoscenza dell’anatomia e delle proprietà delle piante utilizzate per i massaggi;

partera/o (tutx bahica): quasi sempre una donna, si occupa delle donne incinte durante tutto il periodo di gestazione e parto, accompagnandole e preparandole sia fisicamente che emotivamente alla nascita e alla cura dei figli;

pulseador/a (uus pkhakhenas): si occupa delle pulsazioni del sangue e cura il susto (spavento)

yafx lxinxi: cura i bambini dal mal del ojo che produce coliche e vomito, e può essere provocato dall’energia negativa trasmessa attraverso lo sguardo;

aguatero/a e yerbacero/a: riconosciuti per la loro profonda conoscenza delle proprietà curative delle piante.

Le figure descritte accompagnano il The wala nel compito di mantenere in armonia le forze positive e negative che costituiscono l’individuo, ristabilendo l’equilibrio fisico e spirituale. Nella cosmo-visione Nasa, il corpo è concepito come un albero, un prolungamento della natura, che permette di sentire e interpretare le manifestazioni dei fenomeni atmosferici e il disequilibrio nella comunità e nel territorio attraverso la percezione del freddo e del caldo. Infatti, è in termini di freddo e caldo che si concepiscono le parti del corpo e il loro malessere, curato di conseguenza con le giuste piante, anch’esse catalogabili in fredde e calde. 

Inoltre è fondamentale percepire e interpretare las señas (segnali fisici come piccoli dolori, sensazioni, pressioni) che il corpo veicola durante i rituali per trasmettere i messaggi degli spiriti della natura, aiutarci a comprendere ciò che ci sta accadendo e come risolverlo.

 

Per qualche curiosità in più sulle pratiche della medicina tradizionale Nasa, consigliamo la pagina Facebook della UAIIN o il canale Youtube del AIC-EPS-I – SISPI INTERCULTURAL]

 

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